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Adozione e affido – Tra difficoltà e opportunità

 

L’adozione e l’affido rappresentano esperienze relazionali e umane straordinarie, sebbene possano comportare difficoltà e problematiche complesse che, in certi casi, possono originare vere e proprie forme di disagio psichico sia per i figli che per i genitori.

Le dinamiche che coinvolgono entrambi i processi implicano una particolare complessità: diversi sono i problemi e le strategie per fronteggiarli, diverse sono le storie di ogni famiglia, diversi sono i soggetti coinvolti.

L’ADOZIONE

L’incontro tra due traumi

La condizione di abbandono, comune a tutti i bambini adottati, rappresenta un’esperienza traumatica a cui spesso è difficile dare un significato.

Nelle prime fasi dello sviluppo infantile, la madre e il bambino sono un tutt’uno indivisibile in quanto i confini psichici e fisici del neonato sono indefiniti. All’interno di questo spazio la madre pone le basi per il raggiungimento di conquiste quali una buona sicurezza, la capacità di tollerare difficoltà e frustrazioni e lo sviluppo di un’identità e personalità integrate.

Più il bambino è piccolo e minore sarà la sua capacità di trasformare l’esperienza negativa in pensiero; per tale motivo, il disagio si manifesterà prevalentemente mediante comportamenti e atteggiamenti ritenuti anormali.

L’adozione può essere vista come l’incontro tra due traumi, da un lato quello del bambino e dall’altro, quello dei genitori che, nella maggior parte dei casi, hanno dovuto affrontare le difficoltà della genitorialità biologica mancata. L’adozione è anche l’incontro di due diversità, spesso anche culturali e sociali, che soltanto se viste sottoforma di risorsa, possono contribuire in maniera positiva alla costruzione del legame adottivo.

Una nuova fase evolutiva

L’arrivo a casa del bambino dà inizio a una vera e propria nuova fase evolutiva tra difficoltà, conquiste e soddisfazioni. I genitori devono conoscere e riconoscere il bambino in modo da trasformare la propria vita, fino ad allora pensata a due, in una nuova esistenza a tre.

Sebbene anche nell’usuale processo genitoriale sia stravolta l’organizzazione di vita precedente, il potersi relazionare col proprio figlio a partire già dai primi giorni di vita, consente ai genitori un graduale assestamento della loro nuova realtà, cosa che invece, non capita nel caso dei bambini adottati, che spesso, non sono così piccoli.

Nei primi incontri è normale che i genitori si sentano spaesati, impotenti e impreparati.

I bambini adottati, infatti, spesso mettono in atto condotte violente e aggressive, distruggono cose, feriscono persone, insultano e colpiscono emotivamente.

Il genitore potrebbe, quindi, sentirsi inadeguato e costretto a mettere in campo alte dosi di pazienza, flessibilità e tolleranza poichè si ritrova a dover conoscere qualcuno che, non sempre accoglie la sua disponibilità.

L’importanza del supporto psicologico

Durante il processo adottivo è fondamentale per la coppia essere accompagnata psicologicamente dal momento della scelta di adottare fino all’arrivo del bambino.

È importante che i genitori siano supportati per elaborare l’insuccesso della maternità biologica che è spesso fonte di dolore. Il “fallimento” che viene percepito, deve poter essere metabolizzato per rendere la coppia pronta ad accogliere in famiglia un nuovo membro senza addossargli aspettative esagerate difficili da gestire e sopportare. Inoltre, poiché l’attesa può essere vissuta come un momento interminabile e lungo, il supporto psicologico può essere fondamentale per portare a compimento l’adozione senza lasciare che l’immaginazione dei genitori ponga dei presupposti sbagliati che possono finire col comprometterla.

L’AFFIDO FAMILIARE

In cosa consiste

L’affido familiare può essere considerato una risposta ai compiti sociali di cura e tutela dell’infanzia, con lo scopo di supportare ragazzi e bambini che si trovano in situazioni di instabilità familiare che possono incidere negativamente sullo sviluppo dell’identità e della personalità del minore. A differenza dell’adozione, l’affido familiare è solitamente temporaneo.

La famiglia biologica rimane vicina al minore mentre quella affidataria assume i compiti di accudimento ed educazione. Poichè l’obiettivo principale alla base dell’affido è quello di reinserire l’affidato nella famiglia biologica, tra i compiti della famiglia affidataria c’è proprio quello di mantenere il rapporto con la famiglia d’origine del minore.

Le difficoltà

La famiglia d’origine non risponde ai bisogni e necessità del bambino per vari motivi e, nelle situazioni più gravi, che contemplano casi di incarcerazione, tossicodipendenza, disagi mentali quali disturbi di personalità e grave depressione, l’allontanamento del minore è, spesso, la risposta migliore.

Tuttavia, le difficoltà non mancano.

Il bambino che arriva in affido ha sperimentato una situazione di disagio, quindi è importante per i genitori affidatari, capire la realtà della famiglia dalla quale il bambino proviene. Non tutti i minori hanno dovuto affrontare le medesime difficoltà; se da un lato possiamo riscontrare casi più “semplici” in cui il bambino ha vissuto in una famiglia tutto sommato “sana” che ha dovuto affrontare difficoltà momentanee, diverso è il caso di famiglie caratterizzate da profonde problematiche strutturali che possono aver originato, nel bambino, veri e propri traumi difficili da gestire e superare.

Il minore affidato può sperimentare senso di colpa perché si sente responsabile per l’allontanamento dalla famiglia d’origine; senso di colpa che si accentua quando viene triangolato dalle dinamiche delle due famiglie e dai possibili conflitti che possono scatenarsi tra i genitori biologici e quelli affidatari. Anche la diffidenza è una caratteristica tipica del minore affidato che, avendo sperimentato un vissuto complicato, rischia di mettere continuamente alla prova la “nuova” famiglia per fidarsi e farla entrare nella sua realtà.

Nel caso dell’affido, infatti, la tematica della separazione è sempre presente, sia per quanto riguarda l’allontanamento dalla famiglia d’origine sia per la separazione dalla famiglia affidataria una volta terminato il periodo di affido. Inoltre, il rapporto con la famiglia originaria non è sempre facile poiché, raramente, c’è il consenso da parte dei genitori biologici e il rischio che si crei competizione è spesso molto elevato.

L’affido familiare come nuova prospettiva

L’affido familiare è il luogo in cui il minore può trovare esperienze funzionali e risposte riparative rispetto al trauma psicologico vissuto in precedenza; nella famiglia affidataria, infatti, dovrebbe trovare nuovi strumenti per elaborare le difficoltà e per sviluppare abilità come l’empatia e la capacità di mentalizzazione.

Se considerato come una soluzione che aggiunge, anziché togliere risorse alle relazioni e ai legami di un contesto familiare di per sé vulnerabile, l’affido familiare può essere lo strumento chiave per aiutare le famiglie in difficoltà. Può essere così visto come una pratica da rilanciare affinché ogni minore che si trova in un ambiente sfavorevole, possa trovare un contesto pronto per un’accoglienza temporanea, in grado di valorizzare al massimo le capacità individuali di tutti i soggetti coinvolti.